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Una foto degli affreschi raffiguranti i santiAll'interno, a sinistra per chi entra, nella prima campatella della navata, è presente un affresco che rappresenta la Vergine con Bambino, santa Margherita alla sua sinistra con al suo fianco il drago e un santo martire alla sua destra con una grande spada e uno stendardo, che il Borghi ("Il lago di Lecco e le valli", Lecco 1999) identifica come San Giorgio.

Considerando lo stile compositivo, il dipinto è concordemente collocato nell'ambito della produzione rinascimentale (XVI secolo), e forse di scuola veneta. Spostandosi nell'abside, si può notare un ciclo di affreschi dell'XI secolo, scandito dalle tre monofore, riccamente decorate da motivi vegetali, portato alla luce, sotto lo spesso strato di imbiancature e ridipinture, nei primi anni settanta del secolo scorso. Nel catino absidale, separata da una marcata fascia rossa dal ciclo sottostante, si intravede all'altezza della monofora centrale un piede poggiato su una bassa pedana. Questo dettaglio è ciò che rimane della figura del Cristo Pantocratore, racchiuso nella tradizionale mandorla. Probabilmente la figura del Cristo era affiancata dagli evangelisti, di cui si notano pochi frammenti. Sul semicilindro absidale, partendo dalla parte sinistra, è possibile osservare l'effige di San Quirico, come si può evincere dalla scritta a fianco dell'immagine.

Questa rappresenta un adulto ed è quindi da escludere che si tratti del martire bambino rappresentato sempre con la madre Giulitta. E' probabile che si tratti invece del santo soldato, appartenente alla Legione tebana di San Maurizio, venerato in alcune località del Piemonte dove era stato martirizzato nel III secolo d.C. Se è ancora da chiarire la presenza di questo santo in questa chiesa, l'immagine di un martire soldato, in un luogo di culto di un insediamento militare, avrebbe una sua logica coerenza. Di seguito nell'affresco si vede una ornamentazione vegetale, forse una stilizzazione dell'albero della vita che attornia un vano considerato per tradizione uno spazio per gli oli santi ma che, per le sue particolari dimensioni, avrebbe potuto custodire delle reliquie di un santo forse dello stesso San Quirico dell'affresco. Immediatamente vicino trova posto la raffigurazione della Madonna col Bambino su un trono bianco. La postura dei personaggi sacri (il Bambino appoggia dolcemente la tempia sulla guancia della madre che abbraccia con affetto), avvicina questa rappresentazione al tipo iconografico della "Madonna della tenerezza", che si caratterizza per una maggiore intensità espressiva e profonda umanità dei personaggi. Nell'intervallo tra la seconda e la terza finestrella sono rappresentate due sante: sono Santa Margherita e S. Brigida. Infatti due chiare iscrizioni hanno permesso di identificarle con certezza. Nell'ultimo spazio sono affiorate le figure aureolate di due santi: le scritte "Holomeus" e "As", sotto i volti delle figure maschili, hanno fatto supporre che riguardino San Bartolomeo e Sant'Andrea.

L'identificazione dei personaggi ha permesso di avanzare un'interpretazione sulla ragione per cui è stato scelto di raffigurare assieme dei santi generalmente non in relazione tra loro. Infatti nell'affresco essi rappresenterebbero i santi delle chiese nel territori limitrofo: Santa Brigida identifica Narro, San Bartolomeo Margno, Sant'Andrea Pagnona e naturalmente Santa Margherita Somadino. Tutte queste chiese sono molto antiche e tutte sono citate, insieme a Santa Margherita, nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266 di Goffredo da Bussero, un elenco in cui vengono riportati i nomi delle chiese all'epoca presenti nella diocesi di Milano. Rimane ancora però da chiarire il mistero della presenza nell'affresco di San quirico a cui nessuna chiesa è dedicata nel territorio circostante. Questo ciclo pittorico, che risente ancora dei rigidi schematismi della pittura bizantina anche se interpretati in modo originale, soprattutto nella rappresentazione della Madonna col Bambino, è datato tra il XI e i primi del XII secolo e costituisce l'unico affresco romanico conservatosi in Valsassina.