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Brevi cenni su Santa Margherita

Particolare della Madonna col BambinoMargherita nasce nel 275 ad Antiochia di Pisidia, all'epoca una delle città più fiorenti dell'Asia Minore, oggi Turchia meridionale.

Secondo la tradizione, in carcere, a Margherita apparve il demonio sotto forma di un terribile drago, che la inghiottì, ma lei, armata di una croce che teneva fra le mani, squarciò il ventre del mostro sconfiggendolo. Per questo è considerata la patrona delle partorienti ed è una dei 14 "Santi ausiliatori", cioè quelli che vengono invocati nei momenti difficili. Per la sua ferma fede fu condannata alla decapitazione il 20 luglio 290, all'età di quindici anni.

La storia della Chiesa di S. Margherita

Una veduta della Chiesa di Santa MargheritaLa chiesa dedicata a Santa Margherita da Antiochia si trova poco fuori dall'abitato di Somadino (frazione di Casargo), a 865 m. Il luogo dove sorge è particolare, perché la chiesa è costruita su uno sperone roccioso (chiamato "Sasso della Guardia") da cui un tempo sgorgava una sorgente, spostatasi solo di recente più a valle.

Nelle vicinanze inoltre si trova il valico di Piazzo e dalle più remote epoche, fino alla costruzione della litoranea Colico-Bellano tra gli anni 1824 e 1832, qui passava una via molto frequentata. Se dal lago era possibile raggiungere la Val Casargo attraverso la Muggiasca e Taceno, l'asse viario principale della valle era costituito da questo antico tracciato che collegava in modo diretto Milano (attraverso Lecco e la Valsassina) alla Valtellina e da qui al nord Europa. Questa antica strada passava proprio sotto il portico antistante la chiesa, fino alla costruzione dell'attuale provinciale nel 1880. Il controllo del valico, contro le invasioni di popolazioni barbariche provenienti dalle Alpi, aveva portato, anche in questa area, alla costruzione di fortificazioni difensive in epoca altomedievale (sec. X-XI), e proprio all'interno di queste strutture sarebbe stata edificata la chiesa, come oratorio per il piccolo avamposto militare. La singolare particolarità di Santa Margherita, l'edificio religioso più antico della Valsassina, è che, a differenza di tutte le altre chiese del territorio, conseva intatte, da quella lontana epoca, le antiche formule romaniche nell'intero edificio e custodisce al suo interno un ciclo di affreschi che è il più antico di questo territorio. La sua costruzione, secondo gli studiosi e le risultanze dei recenti restauri degli intonaci esterni (2005-2006), è da collocarsi tra la fine dell' XI e i primi del XII secolo.

La chiesa più antica dell'alta Valsassina

Il campanile a vela di Santa MargheritaGià in una relazione di una visita fatta nel 1579 da Mons. Luigi Sanpietro, delegato dell'arcivescovo, si suppone che la chiesetta fosse in antico l'unica chiesa parrocchiale di tutta l'Alta Valsassina, per via di "un fonte battesimale" che San Carlo Borromeo, nel 1582, prescrive di togliere.

Questa notazione indicherebbe che Santa Margherita, fin dall'epoca medievale, avrebbe avuto la prerogativa di chiesa battesimale, di norma riservato alla chiesa principale della pieve, nel caso della Valsassina a San Pietro a Primaluna. Secondo lo Zastrow ("La chiesa matrice di S. Bartolomeo a Margno", Lecco 2001) nel relativo isolamento rispetto alla sede prepositurale, nell'area "periferica" della Val Casargo, si sarebbe quindi realizzata una forma di autonomia ecclesiastica già dall'epoca feudale. Alla luce di queste considerazioni, il ciclo di affreschi con i santi delle varie chiese della Val Casargo e di Pagnona acquisterebbe un significato coerente: i santi chiamati a raccolta, sotto l'immagine del Cristo, intorno alla fonte battesimale, rappresenterebbero le comunità religiose di questa area, che riconoscevano in Santa Margherita il più antico edificio sacro del luogo e nel contempo il loro centro spirituale e religioso. Una ulteriore conferma della presenza nella chiesa di un battistero è la scoperta, nel corso dei recenti restauri, della antica sorgiva sotto il pavimento del presbiterio nella parte sinistra dell'abside, vicino alla piccola porta fatta chiudere da San Carlo.

L'acqua, soprattutto dopo abbondanti piogge, sgorga ancora oggi direttamente da una frattura della roccia su cui peraltro poggia l'intero edificio. Per il suo deflusso è stato necessario approntare una canaletta di scolo per portare all'esterno l'acqua e costruire un piccolo vespaio sotto il pavimento per consentire una maggiore aerazione e diminuire l'umidità sottostante. Pare probabile che la presenza di questa fonte che sgorgava dallo sperone roccioso non fosse del tutto estranea alla fondazione dell'edificio religioso, proprio in questo particolare luogo, forse già sede di culto in età romana. E forse era proprio questa l'acqua che serviva per il battesimo dei primi fedeli nell'antica comunità cristiana dell'alta Valsassina.

Gli affreschi dell'interno

Una foto degli affreschi raffiguranti i santiAll'interno, a sinistra per chi entra, nella prima campatella della navata, è presente un affresco che rappresenta la Vergine con Bambino, santa Margherita alla sua sinistra con al suo fianco il drago e un santo martire alla sua destra con una grande spada e uno stendardo, che il Borghi ("Il lago di Lecco e le valli", Lecco 1999) identifica come San Giorgio.

Considerando lo stile compositivo, il dipinto è concordemente collocato nell'ambito della produzione rinascimentale (XVI secolo), e forse di scuola veneta. Spostandosi nell'abside, si può notare un ciclo di affreschi dell'XI secolo, scandito dalle tre monofore, riccamente decorate da motivi vegetali, portato alla luce, sotto lo spesso strato di imbiancature e ridipinture, nei primi anni settanta del secolo scorso. Nel catino absidale, separata da una marcata fascia rossa dal ciclo sottostante, si intravede all'altezza della monofora centrale un piede poggiato su una bassa pedana. Questo dettaglio è ciò che rimane della figura del Cristo Pantocratore, racchiuso nella tradizionale mandorla. Probabilmente la figura del Cristo era affiancata dagli evangelisti, di cui si notano pochi frammenti. Sul semicilindro absidale, partendo dalla parte sinistra, è possibile osservare l'effige di San Quirico, come si può evincere dalla scritta a fianco dell'immagine.

Questa rappresenta un adulto ed è quindi da escludere che si tratti del martire bambino rappresentato sempre con la madre Giulitta. E' probabile che si tratti invece del santo soldato, appartenente alla Legione tebana di San Maurizio, venerato in alcune località del Piemonte dove era stato martirizzato nel III secolo d.C. Se è ancora da chiarire la presenza di questo santo in questa chiesa, l'immagine di un martire soldato, in un luogo di culto di un insediamento militare, avrebbe una sua logica coerenza. Di seguito nell'affresco si vede una ornamentazione vegetale, forse una stilizzazione dell'albero della vita che attornia un vano considerato per tradizione uno spazio per gli oli santi ma che, per le sue particolari dimensioni, avrebbe potuto custodire delle reliquie di un santo forse dello stesso San Quirico dell'affresco. Immediatamente vicino trova posto la raffigurazione della Madonna col Bambino su un trono bianco. La postura dei personaggi sacri (il Bambino appoggia dolcemente la tempia sulla guancia della madre che abbraccia con affetto), avvicina questa rappresentazione al tipo iconografico della "Madonna della tenerezza", che si caratterizza per una maggiore intensità espressiva e profonda umanità dei personaggi. Nell'intervallo tra la seconda e la terza finestrella sono rappresentate due sante: sono Santa Margherita e S. Brigida. Infatti due chiare iscrizioni hanno permesso di identificarle con certezza. Nell'ultimo spazio sono affiorate le figure aureolate di due santi: le scritte "Holomeus" e "As", sotto i volti delle figure maschili, hanno fatto supporre che riguardino San Bartolomeo e Sant'Andrea.

L'identificazione dei personaggi ha permesso di avanzare un'interpretazione sulla ragione per cui è stato scelto di raffigurare assieme dei santi generalmente non in relazione tra loro. Infatti nell'affresco essi rappresenterebbero i santi delle chiese nel territori limitrofo: Santa Brigida identifica Narro, San Bartolomeo Margno, Sant'Andrea Pagnona e naturalmente Santa Margherita Somadino. Tutte queste chiese sono molto antiche e tutte sono citate, insieme a Santa Margherita, nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266 di Goffredo da Bussero, un elenco in cui vengono riportati i nomi delle chiese all'epoca presenti nella diocesi di Milano. Rimane ancora però da chiarire il mistero della presenza nell'affresco di San quirico a cui nessuna chiesa è dedicata nel territorio circostante. Questo ciclo pittorico, che risente ancora dei rigidi schematismi della pittura bizantina anche se interpretati in modo originale, soprattutto nella rappresentazione della Madonna col Bambino, è datato tra il XI e i primi del XII secolo e costituisce l'unico affresco romanico conservatosi in Valsassina.

Le trasformazioni dell'edificio

Una foto dell'absideLa costruzione originaria era composta da una semplice navata con capriate a vista in legno, un tetto a due falde in piode locali, un abside semicircolare con archetti sotto gronda a tre monofore.

L'edificio nei tempi ha conosciuto solo alcuni rimaneggiamenti e aggiunte. Infatti è solo tra il XIV e il XVI secolo che viene aggiunto il portico (originariamente di dimensioni più piccole dell'attuale) e sostituita l'unica navata con una duplice volta sorretta da pilastri sporgenti dal muro. Nel XVII secolo vengono chiuse le monofore e la porticina sul lato nord, su ordine di San Carlo e ricavata una finestra sul lato meridionale e due gradini nel presbiterio all'epoca di Federico Borromeo.

Nel settecento viene ampliato il portico fino alle dimensioni attuali con l'aggiunta di sedili in pietra e aperta una finestra di sinistra nella facciata. L'altra finestra della facciata, la riapertura delle monofore e di una nicchia nell'abside risalgono all'epoca contemporanea, quando vengono portati alla luce anche gli affreschi dell'abside, coperti da più strati di intonaci (fine XX secolo). In corrispondenza della facciata svetta un campaniletto a vela senza campana, forse aggiunto nel XVI secolo. I muri esterni, per la caduta degli intonaci, mettono in luce, nella zona absidale e nella parete meridionale, una tessitura muraria di pietre a vista.

Curiosità

La chiesa sotto la neveOsservando attentamente l'interno della chiesa, ci si accorge che l'abside è spostata a destra rispetto l'asse della navata. Questa particolarità sembrerebbe dovuta alla posizione delle monofore.

Queste sono di grandezze diverse, sono posizionate su livelli differenti e hanno differenti strombature. La loro collocazione e la loro singolare forma permette di seguire il profilo delle montagne vicine e sembra abbia lo scopo di renderle adatte ad essere una sorta di orologio solare. Anche se un'indagine su questo aspetto non è ancora statasvolta, sembrerebbe che in alcuni giorni dell'anno, la luce che attraversa le aperture andrebbe a cadere al centro dell'abside.

Questo fenomeno potrebbe avere un legame con i santi rappresentati nell'emiciclo. La posizione delle monofore ha inoltre determinato che la figura della Madonna col Bambino non sia perfettamente al centro del ciclo dell'affresco, come ci si aspetterebbe. Un'altra particolarità di questa chiesa è che, negli affreschi di questa epoca, la Madonna è generalmente rappresentata insieme agli apostoli mentre in Santa Margherita la troviamo insieme a dei santi.

Un'altra curiosità riguarda la rappresentazione del Cristo che è effigiato nello stesso ciclo due volte: una, nel catino absidale, come Cristo Pantocratore e l'altra, nella fascia sottostante, come Bambino ancora ignaro del destino che lo attende.