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L’inquinamento dell’aria: un problema ancora attuale.

Ancora oggi l’inquinamento dell’aria è un problema importante in molte zone in Italia e nel mondo. Nelle città e nei paesi, nei fondovalle e nelle campagne, ancora troppo spesso i livelli delle sostanze inquinanti nell’atmosfera non rispettano i limiti di legge e causano problemi sanitari. L’inquinamento dell’aria è dovuto a tante e differenti sorgenti: traffico, riscaldamento domestico, centrali termoelettriche e impianti industriali, ma anche attività agricole. Non c’è un solo grande inquinatore ma tante fonti con ruoli diversi. Nel bacino padano l’inquinamento dell’aria è maggiore che in altre aree, in particolare nei mesi invernali, anche a causa di condizioni meteorologiche che aggravano il problema: l’assenza di venti e la stabilità atmosferica impediscono il rimescolamento delle masse d’aria. Ma anche in molti altri territori italiani i livelli degli inquinanti sono ancora troppo alti e dovrebbero essere ridotti, come richiesto dalle legislazioni nazionali ed europee sempre più rigorose. Numerose sono le sostanze dannose per la nostra salute e presenti nell’aria: fra le più importanti ci sono le polveri fini (PM10 e PM2.5), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), i composti organici volatili (COV), il black carbon (particelle molto fini di carbonio elementare che causano un aumento delle patologie cardiopolmonari e ha effetti climalteranti), il benzo(a)pirene (B(a)P).

 

L’utilizzo della legna come combustilbile

Ancora oggi, la legna è molto utilizzata per scaldare le abitazioni. Le principali tipologie di apparecchi sono i caminetti aperti e chiusi, le stufe tradizionali e avanzate, le stufe a pellet e le caldaie. L’utilizzo della legna è scarso nelle  grandi città, ma nelle zone di periferia, nelle piccole cittadine e nei paesi spesso più del 20% delle famiglie si scalda con la legna, come risulta da un'indagine ISTAT del 2013. E in molte zone collinari e montane, infine, la legna è il combustibile più usato. Il motivo del grande utilizzo degli apparecchi a legna, aumentato negli ultimi 15 anni, è il costo ridotto per l’approvvigionamento del combustibile, accompagnato però da costi rilevanti per la salute. L’uso delle  biomasse in piccoli apparecchi domestici provoca, come si spiegherà in seguito, un maggiore inquinamento rispetto all’uso di gas e gasolio, generando un rilevante impatto sulla qualità dell’aria, nonché significative conseguenze negative anche sulla salute delle persone (tumori, bronchiti croniche, asma, infezioni polmonari, ecc.).

 

L’evidenza scientifica sull’inquinamento dalla combustione della legna

La percezione comune considera la combustione domestica della legna una pratica tradizionale, quasi naturale, quindi innocua per la salute. Le evidenze scientifiche mostrano però un quadro molto diverso: le emissioni di polveri fini e composti tossici dei piccoli apparecchi a legna (caminetti, stufe, inserti) sono molto rilevanti, in molte zone questa è la principale sorgente inquinante per l’aria che si respira. Gli studi condotti da università, centri di ricerca e agenzie ambientali, non solo italiani, parlano chiaro e sono stati confermati anche da misurazioni e indagini svolte nel bacino padano e nelle zone limitrofe: gli apparecchi a legna, anche i più efficienti e meno emissivi, hanno emissioni in atmosfera nettamente superiori a quelle del gas naturale e del gasolio. Durante la combustione dalla legna si liberano, per unità di energia prodotta, inquinanti in quantità 10-100 volte superiori a quelle degli apparecchi a gas. Solo le emissioni di ossidi di azoto (che provocano la formazione di biossido di azoto) sono confrontabili fra apparecchi a legna, a gas e a gasolio. Anche se la legna è meno utilizzata del gas, le alte emissioni specifiche fanno sì che il contributo sia rilevante: in molte regioni italiane più del 90% del PM10 generato dal settore riscaldamento domestico deriva dai piccoli apparecchi a legna.

Per ulteriori informazioni è possibili visitare il sito: http://www.lifeprepair.eu

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